Perché VVK?

Perché VVK?

Il ruolo e il compito della Volksraad Verkiesing Kommissie ("VVK" o in italiano: “Commissione Elettorale per l'Elezione di un’Assemblea Popolare afrikaner-boera”)

 

Il suolo del pianeta Terra è stato creato una sola volta e la sua estensione è rimasta sempre la stessa; al contrario le persone nascono continuamente e continuano a moltiplicarsi fin dalla creazione. Il risultato, attraverso la storia mondiale, è la competizione tra gli esseri umani per il possesso della terra e delle risorse naturali. Come le risorse, che sono sempre più ridotte a causa dell’eccessivo sfruttamento; le opzioni e le prospettive economiche sul nostro pianeta inquinato e sovrappopolato sono conseguentemente in declino – il che fa diminuire le prospettive di prosperità e di pace.

 

Sempre più spesso, la diminuzione delle opportunità nel nostro tempo produce insicurezza e ansia - anche nei “ricchi” Stati con una popolazione omogenea. E ancor di più negli Stati democratici con popolazioni multiculturali; dove la competizione per le opportunità e le risorse raggiunge un’intensità ancora maggiore con le maggioranze-governi che, ovviamente, soddisfano i propri elettori e lo fanno necessariamente a spese delle minoranze (spesso a causa della scarsità delle risorse e delle opportunità; trascurando eventuali azioni dolose).

 

Di più: lo Stato-nazione per come lo conosciamo, è stato “progettato” quale sistema di potere legislativo, esecutivo e giudiziario, che si sviluppa su tre livelli di governo: nazionale, provinciale, locale – da filosofi politici occidentali come Rousseau, in ambienti culturalmente uniformi. Lo Stato moderno non ha preso forma ipotizzando una società multiculturale – e questo pone un problema vitale agli Stati multiculturali di oggi; dato che la “cultura” sottintende molto di più della sola lingua e determina molto di più di quello che può sembrare a prima vista.

 

La cultura in ultima analisi “codifica” i diversi popoli in termini di valori – quello che è “accettabile” (“giusto”) e quello che non lo è (“sbagliato”), per quanto riguarda le norme, il gusto e, generalmente, codifica diversamente i popoli su quello che dovrebbe essere lo “stile di vita” in tutti gli ambiti dell’esistenza. Tuttavia, la legislazione in un Stato democratico multiculturale, è costituita da un insieme di leggi indistinte, che si applicano indifferentemente a tutti. Qui l’individuo può essere “uguale di fronte alla legge” – ovvero davanti alla magistratura – ma i membri di diverse culture non possono essere mai “uguali di fronte al potere esecutivo”. Perché nel decidere su ogni legge, il legislatore applica necessariamente un determinato insieme di norme e valori, escludendone altri. Come può essere “uguale davanti alle leggi” chi appartiene ad una cultura che è stata esclusa? La risposta è chiara – e al massimo è una magra consolazione; che un certo sistema di valori è stato ignorato quando le leggi sono state stabilite.

 

E’ certamente vero che le persone hanno opinioni politiche diverse pur avendo la stessa cultura (come in tutti gli altri campi del comportamento umano) e, perciò, che alcuni sono più adattabili alle società multiculturali. Le cause di questo possono essere varie, da interessi personali al disinteresse o anche un risentimento verso la propria stirpe culturale (per qualsiasi ragione personale) e tra questi estremi tante altre – in molti casi una moltitudine di ragioni svolgo un ruolo. Rimane comunque il fatto, tuttavia, che centinaia di migliaia, talvolta milioni di persone hanno grandi difficoltà o non riusciranno mai ad adattarsi ad una situazione multiculturale dove le proprie credenze e il proprio stile di vita sono costantemente in conflitto con quelle di milioni di altri; in conflitto con i valori che reggono lo Stato in cui loro vivono; in conflitto con il modo con cui le leggi sono applicate e decise.

 

Questo fatto ci dimostra, oggettivamente, che i governi degli Stati multiculturali semplicemente non possono essere quello che dovrebbero essere per un gran numero dei propri cittadini. Non perché alcune persone e culture sono “migliori” di altre, ma perché ogni cultura differisce dall’altra, e le esigenze e le necessità dei diversi popoli sono diverse. E’ praticamene impossibile per un solo Governo soddisfare i bisogni contrapposti dei diversi popoli in un unico Stato, con scarse risorse, tramite una legislazione che cerca di accontentare tutti.

 

Ecco perché il Diritto Internazionale contiene (tra gli altri, anche nelle Convenzioni delle Nazioni Unite) il concetto di autodeterminazione – per garantire TUTTI i popoli e TUTTE le culture. Anche se alcune persone all’interno di un gruppo culturale possono accettare di vivere subordinate, il diritto all’autodeterminazione non viene compromesso – come testimoniato, per esempio, nel caso degli irlandesi. In un mondo in cui le risorse diminuiscono, l’autodeterminazione è diventata un mezzo giuridico fondamentale per creare una pace reale e diffondere prosperità a tutti; ecco perché in giro per il mondo assistiamo alla nascita di nuovi Stati che non sono necessariamente ostili verso le nazioni da cui si sono staccati, ma più spesso continuano a cooperare a livello regionale.

 

Applicando tutto questo alla situazione in Africa del sud, concludiamo quanto segue:

 

1. Gli attuali confini del Sudafrica derivano dalla feroce guerra coloniale britannica in Africa; combattuta contro le Repubbliche Boere fino al 1902. Tale guerra (come altre guerre condotte dai britannici in Africa meridionale) non solo misero fine all’indipendenza afrikaner-boera; ma anche alla sovranità di tutti i territori neri retti da neri, che erano stati mantenuti dalle Repubbliche Boere.

 

2. Il afrikaner Boer è un popolazioni indigene in Africa: non si può chiamare in qualsiasi altro luogo "casa". elementi critici della nostra cultura sono stati creati in questo continente, di cui abbiamo già abitata 136 anni prima di ogni Whites mettere piede su Australia. Essere popolo d'Africa, siamo dalla stessa parte, come tutti gli altri africani nella grande lotta economica tra l'emisfero ricco Nord e il Sud, come le risorse naturali di questi ultimi sono stati saccheggiati dal Nord da tempo immemorabile.

 

2. Gli afrikaner-boeri sono una popolazione indigena dell’Africa: non possiamo chiamare “casa”

nessun altro posto. Fondamentali elementi della nostra cultura si sono formati in questo continente, che noi abbiamo iniziato ad abitare 136 anni prima che un qualsiasi bianco mettesse piede in Australia. Essendo un popolo africano, noi siamo dalla stessa parte di tutti gli altri africani nella grande battaglia economica tra il ricco emisfero nord e quello sud, sicché le risorse naturali di quest’ultimo sono saccheggiate dal nord da tempo immemorabile.

 

3. Come tutti gli Stati che hanno confini tracciati dal colonialismo, gli attuali confini del Sudafrica costringono insieme una moltitudine di popoli e culture; le persone vanno dalla piena accettazione di tale circostanza, ad un rifiuto totale della stessa.

 

4. Un consistente numero di persone (in particolare tra la popolazione afrikaner-boera, di cui si occupa il VVK) non accetta gli attuali confini coloniali del Sudafrica. Queste persone non sono particolarmente interessate al fatto che il governo della ANC sia “buono” o “cattivo” (ovviamente la ANC governa il suo territorio come ritiene meglio). Il problema di questi afrikaner-boeri è piuttosto il modo in cui sono tracciati i confini, che li rendono una “minoranza” sulla terra dove sono nati, senza nessuna influenza sulla legislazione che li governa.

 

5. La domanda è: qual è il numero di questi afrikaner-boeri; chi parla per loro, e che territorio chiedono?

 

6. Per rispondere a queste domande, si deve innanzitutto sottolineare che il diritto all’autodeterminazione si riferisce ad un popolo e non ad una organizzazione, ad un partito politico o a qualsiasi altra organizzazione. Conseguentemente, nessuna sotto-struttura o persona può rivendicare l’autodeterminazione individualmente. Il diritto all’autodeterminazione può essere rivendicato ed attuato e può essere negoziato solo in nome del popolo, da un organismo che il popolo ha eletto dandogli specifico mandato, in giuste e democratiche elezioni; svolte al suo interno.

 

7. Ne consegue che il primo passo da fare per un popolo che vuole esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione, è quello di eleggere propri rappresentanti con il mandato di agire in suo nome al riguardo.

 

8. Siccome la Independent Electoral Commission [IEC, in italiano: Commissione Elettorale Indipendente, operante in Sudafrica. Ndr] favorisce il voto tra tutti i sudafricani e non solo tra i membri di un popolo, è stato deciso, durante un incontro tra i membri di varie organizzazioni indipendentiste tenutosi nell’agosto del 2007, di istituire una Commisione con il compito di promuovere e organizzare un’elezione di rappresentati che saranno specificatamente incaricati a rivendicare l’autodeterminazione territoriale per gli indipendentisti afrikaner / boeri; e ad avviare negoziati con tutti coloro che svolgono un ruolo rilevante per quanto riguarda gli aspetti relativi alla concretizzazione di tale obbiettivo. Questo comprende la localizzazione del territorio, la sua estensione, e possibili disposizioni transitorie in considerazione della composizione demografica attuale.

 

9. Per questo il VVK, con la missione di facilitare tale elezione, è venuto alla luce e l’organismo eletto (composto da persone che saranno direttamente responsabili verso il popolo e non verso i partiti politici) sarà chiamato Volksraad [in italiano: Consiglio popolare. Ndr], in accordo con le tradizioni politiche afrikaner-boere.

 

10. Da quando il VVK ha iniziato a compilare una lista di votanti afrikaner-boeri, molte organizzazioni (come l’Afrikaner Front [in italiano: Fronte Afrikaner. Ndr], un organismo composto da circa 25 organizzazioni indipendentiste) hanno proclamato ufficialmente il loro appoggio all’iniziativa. La registrazione degli elettori è iniziata alla fine del febbraio 2008, e un consistente numero di aventi diritto (residenti in Sudafrica e all’estero) sono stati registrati da circa 300 funzionari. Il numero degli elettori e dei funzionari aumenta quotidianamente.

 

11. Siccome una “minoranza” non deve accettare una posizione di permanente subordinazione in uno Stato dominato dalla maggioranza, il VVK crede si debba adoperarsi per risolvere le differenze con la negoziazione e, quindi, sostiene il dialogo tra gli afrikaner-boeri; il governo; e tutti coloro che sono coinvolti.

 

12. Come già detto, il VVK crede che ogni forma di assistenza prestata da chi è coinvolto, compreso il governo sudafricano, sia un contributo ad una pace durevole in Africa meridionale.

Volksraad Verkiesing Kommissie

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